đ Il bambino animale politico: tra immobilismo scolastico, asimmetrie relazionali e pratiche di democrazia partecipata
Chiara FoĂ , scrittrice, insegnante di storia, letteratura, geografia e tutor di istituto per lâinsegnamento dellâeducazione civica
La scuola italiana, ancora caratterizzata da un modello trasmissivo e gerarchico, fatica a riconoscere il bambino come soggetto politico. Tra immobilismo imposto e asimmetrie persistenti, Chiara FoĂ esplora le contraddizioni di unâeducazione democratica che insegna la partecipazione senza sempre consentirla. Attraverso lâesperienza del Consiglio comunale dei giovani di Torino, lâinsegnante mostra come la scuola possa diventare un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva.
Questo articolo Ăš disponibile anche in traduzione francese.
Nelle scuole italiane, in particolare nella secondaria di primo grado, resiste con forza il modello didattico trasmissivo: lo studente Ăš considerato chi non sa e deve recepire, il docente colui che sa e trasmette mentre le correnti pedagogiche, da Dewey in avanti, hanno criticato con decisione questa impostazione, ritenendola nĂ© stimolante nĂ© eticamente corretta. La valutazione che deriva da tal modello, piĂč punitiva che formativa, premia la ripetizione fedele e scoraggia autonomia e creativitĂ . Si consolida cosĂŹ negli allievi la percezione della dipendenza dallâadulto come naturale, riproducendo rapporti di potere destinati a cronicizzarsi. Lâimmobilismo fisico richiesto in classe, ben oltre le soglie di attenzione degli adulti stessi, comporta problemi posturali, calo della concentrazione e disagio psicologico. Lâidea che per imparare occorra restare fermi riflette una concezione dello studente passivo, da disciplinare piĂč che da accompagnare. LâimmobilitĂ del corpo diventa metafora dellâimmobilitĂ partecipativa: uno studente fermo, silenzioso, dipendente. Non sorprende allora il doppio segnale doloroso dei giovani: alta dispersione scolastica e crescente malessere fisico e mentale.
Dal 1989, con la Convenzione ONU sui diritti dellâinfanzia e dellâadolescenza, i minorenni hanno acquisito il diritto a essere ascoltati sulle questioni che li riguardano. In teoria la partecipazione Ăš divenuta cardine delle democrazie contemporanee, ma le pratiche scolastiche e istituzionali cambiano lentamente. Educare alla democrazia significa creare condizioni in cui i ragazzi possano pensare autonomamente, esprimersi senza timore, interagire in modo positivo. Significa ripensare gli spazi, superando la rigiditĂ dellâaula tradizionale e aprendo a musei, biblioteche, impianti sportivi e centri culturali. Significa rinnovare la valutazione, riconoscendo lâimpegno e valorizzando le diverse capacitĂ . Una scuola cosĂŹ diventa comunitĂ educativa, palestra di libertĂ e responsabilitĂ , in cui insegnare e apprendere si fondono in uno scambio orizzontale.
LâimmobilitĂ del corpo diventa metafora dellâimmobilitĂ partecipativa: uno studente fermo, silenzioso, dipendente.
Anche i ragazzi chiedono questo cambiamento. Nella consultazione pubblica âLa scuola che vorreiâ, oltre diecimila studenti hanno espresso opinioni chiare: il 36% vuole piĂč spazi-laboratorio, il 42% valorizzare ambienti extrascolastici, piĂč del 73% un dialogo costante con i docenti e benessere scolastico come prioritĂ . Non chiedono meno scuola, ma una scuola diversa, partecipata e inclusiva.
Sul piano nazionale, la Consulta delle ragazze e dei ragazzi dellâAgia e il Consiglio nazionale dei ragazzi sono strumenti istituzionali per dare voce ai minorenni. Ma Ăš soprattutto a livello locale che nascono esperienze concrete. Emblematico Ăš il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze (CCR) di Torino, nato due anni fa dalle ceneri di un precedente consiglio circoscrizionale. Ă un organismo ufficiale, voluto dallâamministrazione comunale per avvicinare i piĂč giovani alle istituzioni democratiche tramite partecipazione reale alle sedute del Consiglio e delle Commissioni.
Il CCR Ăš aperto a tutte le scuole cittadine che ne fanno richiesta e coinvolge la maggior parte delle secondarie di primo grado. Ne fanno parte alunni di primaria (9-10 anni) e secondaria di primo grado (11-14 anni), eletti con procedure simili a quelle adulte. Non Ăš un gioco simbolico, ma un organismo istituzionale con regolamento preciso. Ogni anno le classi eleggono i rappresentanti con schede, preferenze e voto segreto. Il giorno delle elezioni assume valore solenne, esercizio civico che dĂ direzione alla cittĂ . I ragazzi eletti entrano nel Consiglio e possono candidarsi a sindaco, presidente e segretario. Non sono cariche solo rappresentative: richiedono responsabilitĂ concrete, come convocare e guidare sedute, redigere verbali, mantenere il raccordo con sindaco e consiglieri adulti. Per candidarsi i ragazzi elaborano un programma con proposte per migliorare comunicazione, rappresentanza e vita cittadina, che presentano nella Sala Rossa del Comune di Torino, cuore della politica cittadina.
Non sono cariche solo rappresentative: richiedono responsabilitĂ concrete, come convocare e guidare sedute, redigere verbali, mantenere il raccordo con sindaco e consiglieri adulti.
Lâanima del CCR sono le commissioni tematiche, sei gruppi che riflettono le principali aree della cittĂ : ambiente e urbanistica, diritti e pari opportunitĂ , cultura e sport, sanitĂ e contrasto alle discriminazioni. Ogni commissione elabora proposte da presentare in assemblea, che si riunisce mensilmente o in incontri online. Le decisioni si prendono con metodo democratico: confronto, poi voto. Gli studenti assumono incarichi specifici: reporter, illustratori, segretari, portavoce. Le discussioni sono sostenute da educatori di una cooperativa selezionata tramite bando, che facilita il dialogo tra scuola e istituzioni e gestisce un ecosistema digitale con social e padlet ricchi di interviste, immagini e documenti.
Le idee dei ragazzi non restano sulla carta, ma arrivano al Consiglio Comunale degli adulti, che puĂČ tradurle in azioni concrete, questo esclude la possibilitĂ che si tratti di un progetto âdi facciataâ per celebrare lâamministrazione in carica. Questâanno ad esempio, la commissione âPari opportunitĂ â ha proposto monumenti per donne che hanno fatto la storia, ricordando che Torino non ne dedica alcuno a figure femminili reali. La commissione âEcologia e ambienteâ ha proposto cartelli con QR code nel Parco del Valentino, contenenti audio e video creati dagli studenti: progetto giĂ in realizzazione.
Il CCR si intreccia strettamente con la vita scolastica. Insegnanti referenti accompagnano i ragazzi, mentre facilitatori li aiutano a sviluppare competenze di comunicazione, public speaking e lavoro di squadra. Lâesperienza diventa laboratorio di crescita personale e collettiva: i ragazzi imparano ad ascoltare, mediare, organizzarsi, prendere decisioni. Non solo cittadini piĂč consapevoli, ma soggetti che vedono riconosciuta la propria voce.
La scuola che ascolta, include e valorizza diventa palestra di democrazia, dove adulti e bambini imparano a condividere responsabilitĂ .
In una fase della vita in cui spesso non sono considerati nelle decisioni, il CCR offre un luogo dove esprimere idee e bisogni relativi a scuola, quartiere e cittĂ . Ă un modo concreto per realizzare lâarticolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dellâInfanzia. Il CCR Ăš piĂč di un progetto educativo: Ăš ponte tra generazioni, spazio in cui i giovani esercitano cittadinanza e si preparano a diventare adulti consapevoli e responsabili. Restituisce autostima e riconoscimento, trasformando la fragilitĂ in risorsa politica. Alcuni consiglieri hanno espresso il desiderio di continuare in futuro lâimpegno civico.
Aristotele definiva lâessere umano animale politico: i ragazzi non sono cittadini âin attesaâ, ma soggetti politici fin da subito. La scuola che immobilizza corpi e zittisce voci tradisce questa veritĂ , alimentando asimmetrie e rapporti di dominio. La scuola che ascolta, include e valorizza diventa palestra di democrazia, dove adulti e bambini imparano a condividere responsabilitĂ . Le esperienze come il CCR dimostrano che i giovani, se messi nelle condizioni di farlo, progettano, discutono, incidono sulla realtĂ . Accogliere la loro voce significa non solo rispettare un diritto, ma costruire una societĂ piĂč equa e inclusiva. In questo senso, il CCR rappresenta una concreta sperimentazione di cittadinanza attiva che mostra come i giovani possano incidere realmente sulle decisioni collettive.
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SITOGRAFIA
Consiglio delle ragazze e dei ragazzi â AGIA
https://www.defenceforchildren.it/it/index.html
https://www.skuola.net/news/inchiesta/scuola-che-vorrei-studenti-consultazione.html
