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Dossier

🌐 Il bambino animale politico: tra immobilismo scolastico, asimmetrie relazionali e pratiche di democrazia partecipata

Chiara Foà, scrittrice, insegnante di storia, letteratura, geografia e tutor di istituto per l’insegnamento dell’educazione civica

05-12-2025

La scuola italiana, ancora caratterizzata da un modello trasmissivo e gerarchico, fatica a riconoscere il bambino come soggetto politico. Tra immobilismo imposto e asimmetrie persistenti, Chiara Foà esplora le contraddizioni di un’educazione democratica che insegna la partecipazione senza sempre consentirla. Attraverso l’esperienza del Consiglio comunale dei giovani di Torino, l’insegnante mostra come la scuola possa diventare un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva.

Questo articolo Ăš disponibile anche in traduzione francese.

Nelle scuole italiane, in particolare nella secondaria di primo grado, resiste con forza il modello didattico trasmissivo: lo studente Ăš considerato chi non sa e deve recepire, il docente colui che sa e trasmette mentre le correnti pedagogiche, da Dewey in avanti, hanno criticato con decisione questa impostazione, ritenendola nĂ© stimolante nĂ© eticamente corretta. La valutazione che deriva da tal modello, piĂč punitiva che formativa, premia la ripetizione fedele e scoraggia autonomia e creativitĂ . Si consolida cosĂŹ negli allievi la percezione della dipendenza dall’adulto come naturale, riproducendo rapporti di potere destinati a cronicizzarsi. L’immobilismo fisico richiesto in classe, ben oltre le soglie di attenzione degli adulti stessi, comporta problemi posturali, calo della concentrazione e disagio psicologico. L’idea che per imparare occorra restare fermi riflette una concezione dello studente passivo, da disciplinare piĂč che da accompagnare. L’immobilitĂ  del corpo diventa metafora dell’immobilitĂ  partecipativa: uno studente fermo, silenzioso, dipendente. Non sorprende allora il doppio segnale doloroso dei giovani: alta dispersione scolastica e crescente malessere fisico e mentale.

Dal 1989, con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, i minorenni hanno acquisito il diritto a essere ascoltati sulle questioni che li riguardano. In teoria la partecipazione ù divenuta cardine delle democrazie contemporanee, ma le pratiche scolastiche e istituzionali cambiano lentamente. Educare alla democrazia significa creare condizioni in cui i ragazzi possano pensare autonomamente, esprimersi senza timore, interagire in modo positivo. Significa ripensare gli spazi, superando la rigidità dell’aula tradizionale e aprendo a musei, biblioteche, impianti sportivi e centri culturali. Significa rinnovare la valutazione, riconoscendo l’impegno e valorizzando le diverse capacità. Una scuola così diventa comunità educativa, palestra di libertà e responsabilità, in cui insegnare e apprendere si fondono in uno scambio orizzontale.

L’immobilità del corpo diventa metafora dell’immobilità partecipativa: uno studente fermo, silenzioso, dipendente.

Anche i ragazzi chiedono questo cambiamento. Nella consultazione pubblica “La scuola che vorrei”, oltre diecimila studenti hanno espresso opinioni chiare: il 36% vuole piĂč spazi-laboratorio, il 42% valorizzare ambienti extrascolastici, piĂč del 73% un dialogo costante con i docenti e benessere scolastico come prioritĂ . Non chiedono meno scuola, ma una scuola diversa, partecipata e inclusiva.

Sul piano nazionale, la Consulta delle ragazze e dei ragazzi dell’Agia e il Consiglio nazionale dei ragazzi sono strumenti istituzionali per dare voce ai minorenni. Ma Ăš soprattutto a livello locale che nascono esperienze concrete. Emblematico Ăš il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze (CCR) di Torino, nato due anni fa dalle ceneri di un precedente consiglio circoscrizionale. È un organismo ufficiale, voluto dall’amministrazione comunale per avvicinare i piĂč giovani alle istituzioni democratiche tramite partecipazione reale alle sedute del Consiglio e delle Commissioni.

Il CCR Ăš aperto a tutte le scuole cittadine che ne fanno richiesta e coinvolge la maggior parte delle secondarie di primo grado. Ne fanno parte alunni di primaria (9-10 anni) e secondaria di primo grado (11-14 anni), eletti con procedure simili a quelle adulte. Non Ăš un gioco simbolico, ma un organismo istituzionale con regolamento preciso. Ogni anno le classi eleggono i rappresentanti con schede, preferenze e voto segreto. Il giorno delle elezioni assume valore solenne, esercizio civico che dĂ  direzione alla cittĂ . I ragazzi eletti entrano nel Consiglio e possono candidarsi a sindaco, presidente e segretario. Non sono cariche solo rappresentative: richiedono responsabilitĂ  concrete, come convocare e guidare sedute, redigere verbali, mantenere il raccordo con sindaco e consiglieri adulti. Per candidarsi i ragazzi elaborano un programma con proposte per migliorare comunicazione, rappresentanza e vita cittadina, che presentano nella Sala Rossa del Comune di Torino, cuore della politica cittadina.

Non sono cariche solo rappresentative: richiedono responsabilitĂ  concrete, come convocare e guidare sedute, redigere verbali, mantenere il raccordo con sindaco e consiglieri adulti.

L’anima del CCR sono le commissioni tematiche, sei gruppi che riflettono le principali aree della città: ambiente e urbanistica, diritti e pari opportunità, cultura e sport, sanità e contrasto alle discriminazioni. Ogni commissione elabora proposte da presentare in assemblea, che si riunisce mensilmente o in incontri online. Le decisioni si prendono con metodo democratico: confronto, poi voto. Gli studenti assumono incarichi specifici: reporter, illustratori, segretari, portavoce. Le discussioni sono sostenute da educatori di una cooperativa selezionata tramite bando, che facilita il dialogo tra scuola e istituzioni e gestisce un ecosistema digitale con social e padlet ricchi di interviste, immagini e documenti.

Le idee dei ragazzi non restano sulla carta, ma arrivano al Consiglio Comunale degli adulti, che puĂČ tradurle in azioni concrete, questo esclude la possibilitĂ  che si tratti di un progetto “di facciata” per celebrare l’amministrazione in carica. Quest’anno ad esempio, la commissione “Pari opportunità” ha proposto monumenti per donne che hanno fatto la storia, ricordando che Torino non ne dedica alcuno a figure femminili reali. La commissione “Ecologia e ambiente” ha proposto cartelli con QR code nel Parco del Valentino, contenenti audio e video creati dagli studenti: progetto giĂ  in realizzazione.

Il CCR si intreccia strettamente con la vita scolastica. Insegnanti referenti accompagnano i ragazzi, mentre facilitatori li aiutano a sviluppare competenze di comunicazione, public speaking e lavoro di squadra. L’esperienza diventa laboratorio di crescita personale e collettiva: i ragazzi imparano ad ascoltare, mediare, organizzarsi, prendere decisioni. Non solo cittadini piĂč consapevoli, ma soggetti che vedono riconosciuta la propria voce.

La scuola che ascolta, include e valorizza diventa palestra di democrazia, dove adulti e bambini imparano a condividere responsabilitĂ .

In una fase della vita in cui spesso non sono considerati nelle decisioni, il CCR offre un luogo dove esprimere idee e bisogni relativi a scuola, quartiere e cittĂ . È un modo concreto per realizzare l’articolo 12 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia. Il CCR Ăš piĂč di un progetto educativo: Ăš ponte tra generazioni, spazio in cui i giovani esercitano cittadinanza e si preparano a diventare adulti consapevoli e responsabili. Restituisce autostima e riconoscimento, trasformando la fragilitĂ  in risorsa politica. Alcuni consiglieri hanno espresso il desiderio di continuare in futuro l’impegno civico.

Aristotele definiva l’essere umano animale politico: i ragazzi non sono cittadini “in attesa”, ma soggetti politici fin da subito. La scuola che immobilizza corpi e zittisce voci tradisce questa veritĂ , alimentando asimmetrie e rapporti di dominio. La scuola che ascolta, include e valorizza diventa palestra di democrazia, dove adulti e bambini imparano a condividere responsabilitĂ . Le esperienze come il CCR dimostrano che i giovani, se messi nelle condizioni di farlo, progettano, discutono, incidono sulla realtĂ . Accogliere la loro voce significa non solo rispettare un diritto, ma costruire una societĂ  piĂč equa e inclusiva. In questo senso, il CCR rappresenta una concreta sperimentazione di cittadinanza attiva che mostra come i giovani possano incidere realmente sulle decisioni collettive.

 

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SITOGRAFIA

Alberto Giachino, “Lily Amer, la nuova baby sindaca ù italiana ed egiziana”, in La Stampa, 15/01/2025.

Consiglio delle ragazze e dei ragazzi – AGIA

Padlet del CCR

https://www.defenceforchildren.it/it/index.html

https://www.skuola.net/news/inchiesta/scuola-che-vorrei-studenti-consultazione.html